La Storia vista dalla parte di Veneti

  La postfazione di F. De Poli a \"1866: la grande truffa\"
  Autore: Bejato
  Data: 13-11-2007, 13:28

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Continuando le sue ricerche di storia veneta, Ettore Beggiato ha pubblicato un saggio sulla terza guerra d’indipendenza. “1866: la grande truffa”.
Sabino Acquaviva, docente di Scienze Politiche dell’Ateneo patavino, anticipa nella sua prefazione, il motivo conduttore dell’opera di Beggiato “E’ giunto il momento di riacquistare la memoria, fare un paziente lavoro di certosini, riscrivere la storia”.
Beggiato, appunto, con la sua ricerca, porta a conoscenza i documenti di una guerra che fu definita, dalla cultura dei Governi sabaudi e fascisti, “Terza guerra di indipendenza”. Guerra, che i Veneti non combatterono, che gli Italo-piemontesi perdettero, per terra (Custoza), e per mare (Lissa), che si concluse con la cessione alla Francia, da parte dell’Austria, del Veneto, con l’impegno francese di trasmetterlo, per via diplomatica, “agli Stati di sua maestà il re d’Italia”.
La ricerca e le deduzioni logiche di Beggiato sono largamente documentate con riproduzioni grafiche: manifesti dell’epoca, schede elettorali, proclami, trattati, letteratura, percentuali, statistiche comune per comune. Tutte informazioni che la scuola e storici accademici, in sintonia coi governi romani, o su ordine loro, ignorarono colpevolmente. I Veneti non poterono, in tal modo rendersi conto della “grande truffa” perpetrata, a loro danno e insaputa, dalla Diplomazia, in combutta con tutte le Istituzioni (scuola, esercito, ministeri) cui sarebbe spettato l’impegno morale di una obiettiva e veritiera interpretazione dei fatti. Mentre gli avvenimenti che non era possibile nascondere, come le sconfitte militari venivano taciuti, filtrati dalla censura, o edulcorati. La “gloria” di Bezzecca e del solito Garibaldi doveva coprire la sconfitta sabauda di Lissa, inflitta la Piemonte non già dagli Austro-ungarici ma da marinai veneti e istriani.
“Viva San marco” fu il grido trionfale della marineria veneta alla vista dell’Ammiraglia di Persano che affondava.
Ma fu dopo l’annessione all’Italia che le popolazioni venete scoprirono la loro diversità storica dagli Italiani. Ma quale risorgimento per il Veneto? Forse la fame, la riduzione in povertà (“siamo poveri tutti” –Lampertico-), l’esodo migratorio (“Porca Italia –i bastiema- andemo via - Barbarani- ), tassazioni esorbitanti, la tassa sul pane (detta sul “macinato”), divieto di processioni religiose. E’ impressionante constatare come il Veneto abbia, dal 1876 al 1900, la percentuale, di gran lunga più elevata il Italia di emigranti: 11,98; 20,31; 33,85 espatri medi per 1000 abitanti. Gli emigranti veneti, era certamente la miseria a spingerli ad abbandonare il paese, ma anche la ribellione ai governi che praticavano il programma di una autentica “soluzione finale”: fare gli Italiani. Però, dopo 140 anni di colonizzazione, l’epilogo di tale processo non si è ancora raggiunto, anzi l’identità veneta è risorta.


Flaminio De Poli


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