IL GAZZETTINO martedì 28/11/2006
Progetto Nordest allo sbando dopo l'improvvisa e tragica scomparsa del suo leader Giorgio Panto? Un movimento senza risorse né umane né economiche? Un partito destinato a scomparire dalla scena politica? Niente di tutto questo. Lo assicura Ettore Beggiato , leghista della prima ora passato poi per la fronda della Liga Fronte Veneto e infine approdato all'alleanza con l'imprenditore trevigiano. «Sotto la guida di Giorgio Panto - assicura Beggiato - Progetto Nordest si era già dato uno Statuto ben preciso, uno strumento democratico che prevede tutte cariche elettive dove si parte dall'iscritto, dai congressi provinciali per arrivare alle cariche generali»
Quindi, Ettore Beggiato , la strada per nominare il successore di Panto è già tracciata?
«Certo e dobbiamo farlo entro sessanta giorni. In questo periodo il ruolo di presidente viene assunto dal segretario generale che è Mariangelo Foggiato».
Tutto sotto controllo, quindi.
«A Padova avevamo già cominciato a fare il congresso provinciale dove tutti gli iscritti della provincia dovevano eleggere il segretario. Non siamo un gruppo di persone allo sbando, ma c'è una struttura che ha delle regole ben precise, riconosciute da tutti come tali e questa mi pare una grande garanzia».
Panto aveva dunque pensato anche al futuro?
«È stato determinante il suo impegno per dire "questo non è il partito personale di Giorgio Panto, ma il partito di tutti gli iscritti". Nel quale, naturalmente, Panto aveva il ruolo di leader senza che il partito fosse il suo giocattolo».
Perso il leader filantropo, ora Progetto Nordest avrà problemi economici?
«Sono convinto che il movimento può sopravvivere lo stesso, anche perchè siamo tutta gente che viene dalla gavetta ed è stata abituata a fare le nozze con i fichi secchi. Non abbiamo bisogno di auto blu, di segretarie, di venti cellulari a testa».
Stavate lavorando a qualcosa di particolare?
«La prima scadenza era fissata per domenica prossima a Varese e ne avevamo parlato pochi giorni fa per decidere se andare in elicottero o in aereo».
A Varese a fare cosa?
«Si era reso conto che anche in Lombardia e Piemonte c'era una galassia di partiti e partitini di fuoriusciti dalla Lega che lo stava vedendo come un punto di riferimento, una persona che viene da fuori capace di coagulare tutta questa gente. E lui sperava di esportare anche là la speranza che aveva suscitato nel Veneto, diventando il punto di riferimento per una loro aggregazione».
Il vostro rapporto come è cominciato?
«L'ho conosciuto nel 2004 alla vigilia delle elezioni regionali. Io venivo dall'esperienza della Liga Fronte Veneto di cui ero segretario e con Foggiato abbiamo cominciato a discutere con Panto di questo nuovo progetto politico e a novembre è nato Progetto Nordest».
Panto pensava davvero di cambiare il Veneto?
«Lui aveva un grande attaccamento alla nostra terra, quasi viscerale. E la sua molla era battersi contro le ingiustizie. "Non è giusto - ripeteva - che un popolo come il nostro che si sacrifica e lavora non abbia un ritorno dallo Stato in termini di servizi e di autonomia".
E sì che lui era benestante o meglio ricco.
«Panto ricordava che lui nel lavoro si era sempre spezzato la schiena e le unghie, ma aveva avuto fortuna. Però non si è mai dimenticato della povera gente e qui sta la grandezza dell'uomo che non è stata mai valutata fino in fondo».
Un uomo con un forte valore sociale.
«Lui dalla vita aveva avuto tutto: poteva passare da una vacanza all'altra, dalla barca, all'elicottero, all'aereo personale. E invece ha voluto buttarsi in questa avventura per battersi contro quelle che riteneva ingiustizie».
E non ha mai ricoperto cariche pubbliche?
«Se avesse voluto diventare consigliere regionale bastava che si mettesse capolista a Treviso. E se alle ultime politiche accettava l'offerta di Berlusconi per un'alleanza con il Polo un posto da senatore non glielo portava via nessuno. E invece ha avuto grande coerenza e grande idealità».
È vero che Berlusconi lo chiamò?
«Adesso si può anche dire. Andò da Berlusconi che gli promise mari e monti e quando tornò ci disse: "Questo pensava di comprarmi con un posto da senatore o da sottosegretario, ma la mia battaglia è molto più alta e più nobile". Questo era Panto: un uomo libero, coerente, trasparente, che non aveva paura di nessuno, che non aveva scheletri negli armadi».
Gli avversari politici lo accusavano di uno scorretto utilizzo delle sue televisioni.
«Mi pare che invece lo stesso mondo del giornalismo ha riconosciuto che nelle trasmissioni c'era un equilibrio notevole. Era un palcoscenico aperto a tutti che ha consentito di parlare di più di politica in Veneto».
E gli spot?
«Spendeva soldi suoi».
Cosa l'ha colpita di più nel suo rapporto, breve ma intenso, con Giorgio Panto?
«L'anno scorso abbiamo fatto insieme la campagna elettorale per le Politiche, lui numero 1 e io numero 2 per il Senato e quindi o si passava tutti e due o non passava nessuno».«Andavamo soprattutto per mercati e a Camisano, una domenica mattina, la gente veniva a stringergli la mano, a incoraggiarlo "bravo Giorgio". E lui a nessuno ha detto "mi raccomando, dammi il voto, vota Pne" ma diceva a tutti "volete bene alla vostra terra"».
«Questo è il volto genuino di Giorgio Panto».
Giuseppe Tedesco