L’Osservatorio. Veneto e Friuli: cala la fiducia nei partiti, cresce la richiesta di federalismo
Il 12% è ancora secessionista
L'opinione pubblica del Nordest si divide sul problema di come dare più peso alla propria regione: gli elettori di centro-destra, infatti, chiedono una riforma federale dello Stato; quelli di centro-sinistra chiedono soprattutto un rinnovamento della classe politica, che dia spazio a parlamentari maggiormente capaci.Cala, invece, la quota di chi affida ai partiti le speranze di cambiamento, secondo i dati raccolti dall'Osservatorio sul Nord Est sul tema della rappresentanza politica
"Una classe politica capace ed un federalismo "vero". Questo, secondo il sondaggio, vogliono veneti e friulani. Con accentuazioni più marcate sul primo elemento tra gli elettori del centrosinistra e sul secondo tra quelli di centrodestra, ma in modo sostanzialmente trasversale. Considerata anche la pattuglia degli "indipendentisti", la propensione autonomistica si riconferma un dato saliente della società nordestina. Che ben si accompagna alla maggiore fiducia nella qualità e nella competenza delle persone piuttosto che nei meccanismi di partito, nell'iniziativa dei singoli parlamentari piuttosto che nei programmi delle forze politiche". Giovanni Luigi Fontana, storico dell'economia e docente all'Università di Padova, ritiene che l'indagine Demos di questa settimana abbia ben tracciato i contorni del disincanto di un'area che guarda alla 'cosa pubblica' come ad un sistema autoreferenziale più guidato dalle proprie logiche che dai bisogni del territorio e più incline ad affrontare in termini ideologici anziché pragmatici - ovvero con un'ispirazione ai valori, ma anche con una conoscenza adeguata delle dinamiche economiche e sociali - le nuove sfide prodotte dalle grandi trasformazioni del mondo contemporaneo.Il Nord Est ripone più fiducia nei parlamentari che nei partiti. Le cose non erano così in passato."Questo è il cambiamento che maggiormente colpisce nelle risposte degli intervistati. Ma non deve meravigliare. Sei anni fa si era nel pieno di processi autoriformatori dei partiti di centro-destra e di centro-sinistra, da cui si attendevano modernizzazione di programmi, rinnovamento di gruppi dirigenti e ricadute positive per il sistema politico e gli assetti socio-economici del Paese. Questi processi sono andati avanti a rilento, senza una reale partecipazione dei cittadini e non si sono ancora conclusi. Il centro destra - "quel" centro destra - nella sua azione di governo ha deluso i suoi elettori; il centro-sinistra - "questo" centro sinistra - rischia un esito analogo. Come se non bastasse, poi, i partiti, con l'ultima legge elettorale, hanno "espropriato" i cittadini della possibilità di scegliere i candidati".
Una sensazione di esclusione che spinge il Nordest a rafforzare il proprio orientamento 'federalista'.
"La spinta in senso federalista ha radici storiche profonde e svariate motivazioni. Gli ordinamenti centrali o federali degli Stati sono strettamente connessi alla loro storia e hanno subito nel corso del tempo modificazioni che caricano termini come "federalismo" o regionalismo" di valenze complesse ed ambigue. Un buon ordinamento federale o regionale, un riassetto dei rapporti centro-periferia capace di rendere più efficienti le istituzioni, aumentare la partecipazione dei cittadini, ridurre la spesa pubblica e corrispondere meglio alle esigenze dello sviluppo economico e sociale non si raggiunge con scorciatoie o fughe in avanti, ma con soluzioni ben congegnate ed equilibrate, cui devono attendere entrambi gli schieramenti politici, con un atteggiamento dialogante e con un'attenzione ai veri problemi del Paese. Esattamente l'opposto di quanto s'è fatto finora."
Gli 'impeti' di indipendenza dal resto del Paese sembrano aumentare.
"Di fronte alle resistenze interne alle grandi coalizioni, a riforme ibride, ad un federalismo pasticciato e abortito, la voglia di autonomia può assumere, in componenti minoritarie, forme di ribellismo sociale ed economico e velleità secessionistiche. La mancanza di un vero federalismo fiscale alimenta la secolare spinta nel Nord Est alle soluzioni "fai da te" e la convinzione che da soli si diventa più ricchi e si va più lontano."
Perché qui la spinta verso una maggiore autonomia e verso il federalismo è sempre stata, più visibile rispetto al resto del Paese?
"Questa è area di frontiera e il Veneto ne è il cuore e inoltre, è la sola regione italiana a confinare con due Regioni a statuto speciale con le quali è strettamente integrato. La diversità di condizioni, a fronte delle molteplici esigenze poste dallo straordinario sviluppo recente, è sempre meno sopportata e genera spinte verso la più ampia autonomia. Il Nord Est oggi è a un bivio. Se vuole continuare a svilupparsi deve cambiare. Il futuro dell'economia e della società locale dipende anche dalla capacità di organizzare complessi progetti collettivi e di sviluppare nuove competenze di natura istituzionale".Speranze per il futuro?
"Dopo le grandi performance degli ultimi decenni, oggi il Nord Est è diventato più "normale". Molte delle sue esigenze sono comuni anche ad altre aree del Paese. Un ridisegno coerente e organico del ruolo dell'Italia nel futuro contesto internazionale non è più rinviabile".
A. Bacchin
Eleggere parlamentari migliori, ...
Eleggere parlamentari migliori, o più capaci; fare un federalismo vero: sono queste le due strade indicate dall'opinione pubblica del Nord Est per dare maggiore peso alla propria regione. Un bivio di fronte al quale elettori di centro-destra e di centro-sinistra si dividono: i primi a chiedere, insistentemente, una riforma in senso federale; i secondi ad invocare un rinnovamento della classe politica.Diminuisce, invece, la quota di chi affida ai partiti le speranze di cambiamento. L'Osservatorio sul Nord Est ha interrogato i cittadini delle regioni nord-orientali sul tema della rappresentanza politica.Come sostenere gli interessi del Nord Est nei confronti dello Stato centrale? La questione si ripropone, periodicamente, di fronte alle insofferenze della popolazione nordestina, nei confronti della politica e delle istituzioni.Ogni qual volta, dopo la formazione di un nuovo esecutivo, si va alla "conta" dei ministri e dei sottosegretari. Per scoprire, puntualmente, che il peso della componente "espressa" dalle regioni nord-orientali è basso, quasi inesistente.La ricetta suggerita dagli stessi cittadini, per uscire da questa situazione, indica percorsi differenziati, guidati, in larga misura, dalle "idee" politiche dell'intervistato.
La maggioranza relativa delle persone interpellate pensa sia necessario disporre di parlamentari preparati, migliori di quelli attuali.Solo così, secondo il 34% del campione intervistato da Demos per Il Gazzettino, potrà aumentare il peso del Nord Est a Roma. L'attenzione per questa soluzione è cresciuta nel corso degli ultimi sei anni, assieme alla progressiva personalizzazione della politica italiana. La frazione di intervistati che punta l'attenzione sulla "qualità" della classe politica è lievitata, così, dal 23 al 34%. Mentre, nello stesso periodo, è scesa dal 44 al 23% la quota di persone che credono nella possibilità di dare "voce" al territorio attraverso l'azione dei partiti. Smarrita, ormai da tempo, la fiducia nelle organizzazioni politiche, i cittadini sembrano dunque puntare, oggi, sul ruolo dei singoli, esprimendosi per un rinnovamento del ceto politico. A spingere in questa direzione sono soprattutto gli elettori di centro-sinistra, fra i quali la posizione appena illustrata viene condivisa da quattro persone su dieci (44%), e sale oltre la metà degli intervistati entro l'elettorato delle due principali formazioni della coalizione (50%, per la lista dell'Ulivo; 59%, per Rifondazione Comunista).
L'altro principale cavallo di battaglia, per veneti, friulani e giuliani, continua ad essere rappresentato dal federalismo. Del resto, al referendum dello scorso 25-26 giugno, il "sì" alla devolution ha conquistato la percentuale più elevata proprio in Veneto (55%), con qualche decimale di vantaggio sulla Lombardia, mentre il Friuli-Venezia Giulia si è posizionato al terzo posto, fra le regioni italiane, con il 49%.Il 31% dell'opinione pubblica sottolinea come, per aumentare il peso politico dell'area, sia necessario essere più autonomi, attraverso una riforma dello Stato in senso federale. Ma tale percentuale cresce al 36% fra le persone vicine alla Casa delle Libertà e oltre la maggioranza assoluta fra i simpatizzanti della Lega Nord (54%). Forza Italia si colloca, invece, in una posizione mediana, dividendosi tra le due principali opzioni suggerite dall'indagine. Infine, il 12% della popolazione si spinge addirittura oltre, manifestando pulsioni di tipo secessionista. Secondo queste persone - una su cinque, fra i leghisti - l'unica soluzione consiste nel realizzare la piena indipendenza del Nord.
F. Bordignon
La maggioranza degli intervistati risponde, infatti, che lo strumento più efficace per difendere gli interessi della propria regione è avere, assieme ad un vero federalismo, anche politici migliori. Il dato che più colpisce è proprio la netta inversione di preferenze rispetto al 2000, quando ancora infuriavano le istanze secessioniste e la maggioranza degli intervistati indicava come soluzione per il Nordest la formazione di partiti regionali. Questo cambiamento merita di essere considerato seriamente. L'autonomia serve infatti a poco se la qualità della politica rimane modesta. Avere più risorse nel territorio può essere addirittura controproducente se poi non ci sono capacità e incentivi adeguati per usarle in modo efficiente. Non si tratta delle solite accuse per gli sprechi della politica, ma di guardare alla scarsa volontà di sfruttare i margini esistenti di autonomia a beneficio dei cittadini. Due esempi, fra i tanti: le mancate liberalizzazioni dei servizi pubblici locali e la carenza di infrastrutture di livello metropolitano. In Veneto, in particolare, il processo di apertura al mercato delle aziende pubbliche locali non ha ancora fatto significativi passi in avanti. Eppure, nulla ostacola la messa in gara di alcuni servizi, come i trasporti pubblici, la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti, la gestione di alcune fasi del ciclo dell'acqua. Soprattutto, poco o nulla si è fatto per organizzare un sistema di controlli su costi e qualità dei servizi a favore dei cittadini. Le liberalizzazioni dei servizi pubblici, infatti, non comportano solamente più mercato ma anche maggiore capacità di regolazione. Che si può raggiungere se nell'agenda politica dei sindaci sparisce il tema delle nomine nelle aziende pubbliche, e compare invece quello della creazione di agenzie locali, dotate di adeguate competenze tecniche per effettuare i bandi e, coinvolgendo gli utenti, controllarne il rispetto.Certo, agenzie tecniche di questo tipo non possono essere create in ogni comune. Anche i capoluoghi rischiano di essere, nel Nordest, troppo piccoli per assicurare una scala efficiente. Tuttavia, da tempo l'ordinamento prevede l'esercizio associato di funzioni fra più enti locali. Il codice delle autonomie recentemente approvato dal Consiglio dei Ministri fornisce molti incentivi in questa direzione, soprattutto in riferimento ai servizi di tipo metropolitano. Del resto, da tempo nel Nordest i cittadini vivono, lavorano, studiano, consumano all'interno di uno spazio metropolitano. Tuttavia, come hanno rimarcato Francesco Giavazzi e Stefano Micelli in un interessante dibattito sui problemi del Veneto, questo spazio continua a rimanere diviso da confini amministrativi che hanno sempre meno senso. Per superare questi confini e rispondere agli interessi dei cittadini non basta, però, più autonomia locale ma ci vuole anche più coraggio e determinazione da parte del sistema politico. Le risorse scarse di cui oggi c'è bisogno sono queste.
G. Corò
Gazzettino - 23/01/2007