da "IL GIORNALE DI VICENZA" lunedì 18/09/2006
Dalla lettura degli interventi che si sono succeduti sul “federalismo fiscale” emerge una sostanziale condivisione sulla necessità di attuare la riforma federalista: da Alleanza Nazionale fino ai Democratici di Sinistra con sottolineature, priorità e sensibilità diverse, nel vicentino (e credo di poterlo dire anche nell’intero Veneto) quasi tutti si dicono federalisti e pronti a portare avanti la battaglia federalista. E qui sorge la prima domanda: ma allora perché non si fa? Se sono tutti d’accordo…..
Io invece sulla riforma federalista dello stato mi sono fatto un’altra idea.
Non c’è nessuna possibilità che l’Italia diventi uno stato federale. Nessuna. E lo dico da federalista convinto, da autonomista veneto che ha incominciato a far politica nella prima Liga Veneta nel 1980, che ha cercato in questi anni di far conoscere l’opera di federalisti come Carlo Cattaneo, Silvio Trentin, Daniele Manin e tanti altri.
Vediamo, schematicamente, la realtà italiana:
a) in parlamento i veri federalisti sono una netta minoranza (la devolution approvata dall’ultima maggioranza era una patacca clamorosa che non aveva nulla di federalista).
b) C’è una classe burocratica che controlla il governo (potentissima) che non ne vuol sapere di mollare il potere. Qualcuno si ricorda il referendum per l’abrogazione del ministero dell’agricoltura? Una vittoria schiacciante è servita solo per cambiare il nome del ministero….
c) La Confindustria e i sindacati, il mondo dell’alta finanza sono centralisti come organizzazione e come ideologia;
d) Appena c’è uno spiraglio di apertura per le nostre regioni, nel meridione si registrano interventi come quelli del presidente calabro Agazio Loiero che suscita spettri balcanici ogni volta qualcuno tenti di portare avanti un minimo di federalismo. A lui il centralismo e l’assistenzialismo di stato vanno benissimo (e d’altra parte chi ci pensa a ventimila forestali calabresi?).
e) I mondi della cultura, dell’informazione e della scuola un po’ per convinzione, un po’ per convenienza rimangono ancorati a un modello centralista che spesso viene presentato come l’unico possibile per lo stato italiano.
E si potrebbe andare avanti ancora a lungo. E allora si domanderà qualcuno, venticinque anni di lotte federaliste sono proprio da buttare?
No assolutamente e l’esempio ci viene dalla Spagna. Lasciamo perdere la riforma federalista dello stato e cerchiamo per il nostro Veneto una autonomia più ampia. Proprio come la Catalunya che in questi mesi contrattando con lo stato spagnolo ha ottenuto uno statuto ancora più significativo e proprio come prevede l’articolo 116 della costituzione italiana che al terzo comma parla di “ulteriore forme e condizioni particolari di autonomia”
Nella primavera del 1997 con una delegazione di federalisti veneti ebbi l’onore di incontrare Jordi Pujol presidente della Generalitat catalana (regione) e “patriarca” dell’autonomismo catalano.
Nel corso dell’incontro Pujol sostenne come l’unica realtà dello stato italiano che poteva essere paragonata alla Catalunya era proprio il Veneto, per la storia, la cultura, il modello economico che caratterizzano il popolo veneto, esprimendo una grande ammirazione per la nostra terra.
“Lo dico sempre ai miei amici, agli imprenditori come a chi fa politica: dobbiamo imparare dal Veneto” ci disse. Dopo una decina d’anni, ho l’impressione che siamo noi Veneti a dover imparare, e molto, dai catalani. E credo che uno dei “segreti” del modello e del successo catalano sia dovuto anche al fatto che in Catalunya i partiti politici sono autonomi.
Perché, caro Direttore, io sono convinto che il federalismo oltre ad essere una dottrina politica sia anche una filosofia di vita. E il federalista si comporta da tale in tutti gli ambiti. E allora, perchè tutti questi veneti, federalisti a parole, non incominciano una battaglia federalista all’interno dei loro partiti? Perchè i veneti che militano nei partiti italiani continuano a subire lo strapotere delle segreterie romane e lombarde? Perché le liste alle ultime politiche sono state fatte in quella maniera vergognosa che tutti conosciamo? E’ possibile che il segretario regionale veneto venga rimosso da Roma (o da Milano) con un fax o con un sms? E’ federalismo questo?
La battaglia per l’autonomia del Veneto incomincia anche all’interno dei partiti italiani. E quando avremo partiti veneti federati con quelli italiani le cose potranno cambiare. In meglio. Basta guardare a quello che succede in Catalunya e in Baviera.
Ettore Beggiato
Consigliere provinciale
Progetto Nordest